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LETARGO TARTARUGHE ACQUATICHE
Con l’arrivo dell’inverno, è iniziato per le tartarughe il momento del letargo.
Le tartarughe che vivono all’esterno in un laghetto si alimenteranno meno e meno frequentemente con l’arrivo della stagione autunnale, ridurranno le loro attività e andranno spontaneamente in letargo, e nei periodi più freddi se ne staranno al centro del laghetto nel fango. Nel caso in cui l’acqua dovesse ghiacciare, non è consigliabile scongelarla, perché si potrebbero creare delle zone tiepide in cui la tartaruga è attirata, causando delle possibili malattie respiratorie.


Per gli animali che vivono in un acquario invece, è consigliabile ridurre le temperature in modo graduale, e così anche le ore di luce e il cibo, fino a eliminarlo del tutto. Prima del letargo vero e proprio, dovranno rimanere a digiuno per 3-4 settimane, in modo tale da poter svuotare lo stomaco e l’intestino del tutto. Infine si potrà allestire un contenitore di plastica, poco più grande dell’animale, con uno strato di acqua in modo che possano emergere le narici solo allungando il collo. Andrà quindi riposto in un ambiente con una temperatura compresa tra i 5 e i 10 °C, per circa 2-4 mesi. Nei periodi più freddi, si potranno coprire con del polistirolo.
Una volta al mese si consiglia controllare il peso, ripulire il carapace e cambiare l’acqua del contenitore. Al termine del periodo si inizierà a riportare la temperatura a 22-24 °C.
Al momento del risveglio, è bene lavare la tartaruga, pesarla e immergerla in acqua a 25-30 °C per almeno mezz’ora. Se dopo pochi giorni comunque, non dovesse riprendersi del tutto è sempre consigliabile rivolgersi al veterinario curante.
 
LETARGO TARTARUGHE TERRESTRI
Le testudo hermanni presenti nei vostri giardini 3-4 settimane prima del letargo iniziano a prepararsi riducendo spontaneamente l’assunzione di cibo, in modo che si possa liberare l’alveo intestinale da tutto il cibo, che se non eliminato rischia di fermentare con conseguente setticemia. Per le tartarughe in cattività,  si consiglia fin dai primi di settembre di lasciare a disposizione solo poche erbe selvatiche o addirittura nulla.
E’ possibile preparare un ricovero con  una tettoia, delle pareti di protezione in materiale isolante e contenere del materiale come terra e foglie secche in cui le tartarughe possano interrarsi. La finalità di questo alloggiamento è quella di riparare e proteggere le tartarughe ospitate dal gelo, dalle intemperie e dagli attacchi di animali quali cani di famiglia e roditori.
Se invece il proprietario non dispone di un giardino, il letargo deve svolgersi necessariamente al chiuso. È molto importante comprendere l’importanza di posizionare l’animale durante l’inverno in un luogo dove la temperatura si mantenga sempre tra i  3 e gli 8 °C, come un garage o anche un frigorifero regolato allo scopo. L’escursione termica che si verifica negli ambienti domestici per tutta la stagione fredda infatti, (dovuta ad accensione/spegnimento dei riscaldamenti, attività culinarie ecc.) determina una altalenante stimolazione giornaliera del metabolismo della testuggine, generando uno stato di “semi-letargo” in cui la testuggine non si alimenta, ma per contro è stimolata ad un consumo eccessivo delle riserve corporee. Questa situazione, protraendosi per settimane, conduce l’animale ad un grave stato di prostrazione e scadimento delle condizioni corporee generali. Una buona soluzione è quella di costruire artigianalmente un alloggio costituito da una scatola di cartone con una base di polistirene, dei fori che facciano da prese d’aria e un ripieno di paglia o strisce di carta, il tutto riposto all’interno di una ulteriore scatola di cartone per favorire l’isolamento termico. Durante il periodo del letargo sarà bene controllare l’animale almeno una volta, pesarlo ed ispezionarlo. Viene considerata fisiologica una perdita di peso pari all’1% del peso corporeo per ogni mese trascorso in ibernazione. Tuttavia nelle tartarughe di piccola taglia sono auspicabili perdite di peso anche inferiori. Se l’animale risulta troppo dimagrito, fortemente disidratato o presenta scolo nasale e lesioni di altro tipo, il letargo deve terminare (riportando la temperatura a 25°C) e il soggetto deve essere sottoposto a visita veterinaria. L’animale verrà ricoverato, reidratato e a seconda della patologia verranno impostate le terapie più opportune. L'alimentazione non deve mai riprendere prima che l'animale sia stato adeguatamente riscaldato e reidratato.
Per la tartarughe sane invece, il letargo non deve comunque superare le venti settimane circa.
Al termine del letargo la tartaruga ha consumato buona parte delle sue riserve di grasso e glicogeno epatico ed è disidratata, la sua prima necessità al risveglio è quella di bere per ristabilire la corretta idratazione. Per aiutare la sua ripresa è utile immergere l’animale in una vaschetta con poca acqua tiepida, ad un livello tale che la testa rimanga fuori dall’acqua per 30 minuti per 2 volte al giorno.
Al risveglio dal letargo la tartaruga deve riprendere a nutrirsi spontaneamente entro 7 giorni. Devono esserle offerte molte verdure ben pigmentate, lavate ed asciugate.


Buon letargo a tutte!